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Giordano has chosen a simple way of life. Inspired by traditional ways of farming, he grows food without using chemicals or machinery. He is largely self-sufficient, and has found a balance with nature and with himself. [Giordano Cellai, Self-Sufficient Farmer]: "My first goal was to be self-sufficient because I felt I needed to support myself in order to be able to be free - as a person, as a human being. Doing this kind of job made me more aware of what food is, how a plant sacrifices life in order to support us. Basic things are food and shelter. That's what we all need really. I become more basic in my choices and I started to live a simpler life." Giordano started his small farm in Tuscany, central Italy, in 2005. It was a huge lifestyle change, but in actuality everything went smoothly. [Giordano Cellai, Self-Sufficient Farmer]: "Many difficulties I can recall going back to the way I was living before. When I made this choice everything went like better. Less things, less baggage to carry around, less problems. I just respect what surrounds me and I feel I have something back from this respect." Of course, there are still things that need money. Giordano also works on a nearby farm from time to time, but his story is largely a successful one. In the hustle and bustle of a modern material society, he has found peace and personal freedom. NTD News, Reggello, Italy For more news and videos visit ☛ http://english.ntdtv.com Follow us on Twitter ☛ http://twitter.com/NTDTelevision Add us on Facebook ☛ http://on.fb.me/s5KV2C

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Il video inizia con una lunga inquadratura su una chioccia, allarmata per la presenza di un intruso, che a poco a poco si tranquillizza e riprende ad accudire - sempre vigile - 13 pulcini al loro terzo giorno di vita. Segue una testimonianza di C. P.,1937, abitante dalla nascita a Sant'Angelo sul Sile. Lingua parlata: dialetto veneto di Treviso. Trascrizione in lingua italiana. «01:20 Crescente di luna ... in un giorno nascono tutti. Ci hanno messo un giorno a nascere. - E adesso quanto tempo li tiene a covare? Per covarli ci sono voluti 21 giorni, poi piano piano in un giorno sono nati. - Quanto ci vorrà perché diventino autonomi, questi pulcini? 40 giorni. Lei per 40 giorni li accompagna, dopo li abbandona e va per conto suo, ma per 40 giorni è insieme. [...] - Quante erano le uova che hai messo a covare? Quindici. Due sono state mangiate dai topi ... 13 sono nati. - Razza? Nostrana, perché il gallo era nato l'anno scorso da T., sempre da una chioccia. - Cosa intendi per razza nostrana? Razza nostrana? Nati in casa! Dalle nostre galline - Voglio dire, hanno un nome particolare? Nostrano è quello che allevi a casa, sennò sono di allevamento, pulcini fatti nascere con le macchine, con questo, con quello. - Promettono bene, cosa ti sembra? Sì, mangiano, iniziano già a "becoƚar" [piluccare]. Sua mamma tira fuori le briciole, le mette per terra, poi li chiama e loro beccano. Hanno piluccato subito subito, il primo giorno: il primo giorno sono nati, il secondo giorno hanno subito iniziato a mangiare. - Trattamenti, cosa gli fai? Niente, perché non c'è più "la goccia". Una volta gli davamo "la goccia", quando ancora c'era mia mamma, per farli vivere meglio. Adesso ["la goccia"] non c'è ... c'è solo per gli allevamenti, bisogna che tu ne prenda tanta, e non vale la pena per 13 pulcini. - Dove hai imparato quest'arte? Ancora da mia nonna, povera vecchia. E quando andavamo a prendere le galline sotto la siepe? No, a prendere i pollastri sotto la siepe perché le "ciòche" [chiocce] andavano a farli nascere da soli, sulle siepi, di qua e di là. 03:45 Domanda a G.! All'una di notte andavamo a prenderli sugli alberi, sulla siepe. Non te lo ricordi? Come, a prenderli? C'era la chioccia, le chiocce non una, che si facevano il loro nido, si allevano le loro uova; venivano fuori [nascevano] e gli si dava da mangiare, così, tutto libero. In fondo, sul prato, c'era quella siepe grande e loro [i polli] andavano a dormire dove erano nati, e andavamo a prenderli sugli alberi. Ma si parla ormai di 65 anni fa [...] - Sotto gli alberi, non sopra! No, sui rami. C'era la siepe bassa, boscaglia bassa, non acacie. Sul prato c'era "la boschéta", e là andavano su. E noi andavamo di notte "chièti" [piano piano], con la scala, li prendevamo per le gambe e li tiravamo giù; dovevamo prendere la scala, però. Oltre ad essere nostrani, erano anche selvatici, quelli [...] Loro venivano [anche] a mangiare di qua, però dove erano nati andavano a dormire. Questa è una verità, proprio robe viste da me, fatte da me. - E in più avevate [le covate] di casa. Sì, ce n'erano 7-8 nella caneva, sotto [...] Poi le "dindie" e i "piòti" [tacchine e tacchini] con tante uova; in più le oche. - In tutto, nella nostra famiglia quante persone c'erano? Eravamo 12-13 persone, quando io ero piccola. - Quante covate? Sempre 6-7, da maggio quando iniziavano le prime covate, fino a settembre [...] che dopo mangiavi e vendevi [...] 05:57 - Dove andavi a venderle? Al mercato, con la sporta, in bicicletta. Al mercato del pollame che adesso non c'è più. Sai dov'era? Qua c'era il mercato della verdura. Prima [di porta] San Tomaso, non c'era il mercato del pollame? - Sulle mura di Treviso. Lungo le mura. Prima c'era quelle della verdura e più avanti quello del pollame - C'era commercio? Sì, sì. Portavamo galline, pollastri, uova, anatre, conigli; quello che avevamo. Un a volta era così: vivevamo con la nostra roba di casa. Perché tu con un coniglio compravi, mettiamo, un chilo di carne, perché allora non ammazzavi le vacche, come adesso che ammazzano una vacca e dura 6 mesi. - Interviene il marito G.M. (Canizzano, 1934) 06:42 Non ti dice mica che andava da Ferruccio, a bottega, con le uova. Andavamo a scuola per i campi. In mano, da una parte la cartella e da una parte la borsa con 10-15-20 uova con cui prendevamo lo zucchero. Marito -- Portava a casa il formaggio, il baccalà o quel che serviva [...] - Prima di scuola portavi le uova... Andavo a scuola con la borsa e tutto. Lasciavo [la borsa] davanti alla bottega di Ferruccio, che era sempre aperta a quell'ora là, e dopo, quando tornavo indietro facevo la spesa, portavo a casa quello che mi serviva e verso l'una e un quarto eravamo a casa. Così era la vita: a piedi, per i campi, tranquilli.» * Video ripreso il 5 maggio 2012 con fotocamera Nikon Coolpix S3100

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In my SpaceLab Entry, named the Klaus Capsule after Klaus from American Dad: I am proposing an experiment involving fish in space. It would be capsule in which a fish could use to swim around a space station. Please give me feedback whether it is good or bad and feel free to ask any questions.. Please in full screen or in large version if the text is not visible. The aim of this space lab entry is to finally allow humans and fish to live alongside each other in the same environment. This could be the end of having them confined in a small tank in the corner of one's room. It would be achieved by creating a plastic capsule in which the fish could use to swim around the space station. Obviously the capsules should be cleaned and the 'oxygenated' water would have to be replaced which is why the design includes a hatch. This would also be to allow them to enter and leave the capsule. During landing and take off, all of the fish would be kept inside a plastic bag aquarium- but when finally in orbit, the experiment would be conducted by leaving one group in the aquarium and allowing another into the capsules. I expect this would be good for the mental and physical health of the fish. *THE EXPERIMENT DOES NOT HAVE TO USE A PLASTIC BAG AQUARIUM. This is simply a rough guideline while the most suited habitat is selected. At the moment the best candidate is the butterfly habitat with a few modifications such as replacing the air vents with a tube supplying oxygenated water. I have been interested in space since the age of two- one thing I remember very well is the solar eclipse in 1999. I wish to be an astronomer and cosmologist when I'm older. Your vote would be a privilege and would bring me one step closer to that goal!

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DOHA - Let them eat jam tomorrow (Full text of the speech) Doha negotiations 12.09.11 Mr. President, There was a British author called Lewis Carrol who wrote a rather famous book "Alice in Wonderland" and this book had a sequel "Alice though the Looking Glass". In that book there is a passage where the Red Queen tells Alice "The rule is, jam yesterday and jam tomorrow but never jam to-day.' Alice said "But it must happen sometimes that there is "jam to-day",' To which the Queen said and here I paraphrase: "No, there is never jam to-day." Well that is rather like the EU and the successive Doha Rounds. We do never get the jam. There is a reason for this. The Parliament's own Library briefing states that the focus of the Doha Round was to be on Development. Now for most developing countries the critical aspect of the Doha Round is Agriculture. Around three quarters of the population of developing countries reside in rural areas and a majority depend on agriculture. The European Union's Common Agricultural Policy or CAP is equivalent to about 80 billion US dollar per year. This huge subsidy is a distorting factor in world food markets. It erodes the fair operation of the market in food, generates export dumping, and damages the ability of farmers in the developing world to earn a living. I must further point out that a disproportionate amount of the CAP goes on subsidising the growing of sugar beet. This crop grown in the developed world can never be fully competitive without subsidy with sugar cane. It is the continuance of the CAP in its present form which sabotages a proper result from the Doha Round. What then are the prospects for meaningful reform of the CAP? The answer is that there are too many politicians in the European Parliament who are opposed to a meaningful reform of the CAP - it is just not going to happen. No meaningful reform of the CAP means no meaningful outcome to the Doha rounds. Thank you.

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